Il futuro a 5 Stelle

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Il futuro con il Movimento 5 stelle é un dono del cielo

sabato 4 aprile 2026

Pasqua di guerra Cronaca impietosa di un disastro che avremmo potuto evitare. Kommander61








Pasqua di guerra - by Kommander61




La crisi medio orientale che mette Trump e Netanyahu Ko


Hormuz è chiuso da un mese. Secondo JPMorgan, il sistema globale sta passando da un problema di flussi a una rapida erosione delle scorte. Le scorte globali sono già crollate di circa 155 milioni di barili, uno dei cali più ripidi della storia. L’attività di raffinazione globale ha subìto un taglio di 2,6 milioni di barili al giorno. Il petrolio in transito è calato di 211 milioni di barili, l’equivalente della produzione giornaliera dell’Arabia Saudita.
L’onda d’urto si propaga verso ovest con precisione matematica, dettata dai tempi di navigazione: l’Asia sente già la stretta, l’Europa la sentirà a pieno verso metà aprile. Gli Stati Uniti, grazie alla produzione interna, sono gli ultimi della fila, anche se la California rappresenta un tallone d’Achille.
L’Iran ha trasformato Hormuz in uno strumento politico. Il parlamento ha formalizzato il pedaggio, rivendicando la sovranità. Passano solo le navi di Paesi non ostili: cinesi e indiane. Due porta container della COSCO hanno attraversato lo stretto lunedì mattina. I Pasdaran controllano il passaggio e lo concedono selettivamente in yuan, non in dollari. La de-dollarizzazione non è più una teoria: è la realtà quotidiana di Hormuz.
Il Wall Street Journal rivela che Trump sarebbe disposto a chiudere il conflitto anche senza aver ottenuto la riapertura dello Stretto perché i tempi supererebbero le quattro-sei settimane previste. Ma contemporaneamente minaccia la distruzione totale delle infrastrutture energetiche iraniane entro il 6 aprile. Ultimatum contraddittori, strategia segnata da incertezza, guerra agganciata ai mercati finanziari.
Ma la posizione giuridica iraniana cambia le regole. Un documento ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran, una Nota Informativa datata 30 marzo 2026, chiarisce in termini inequivocabili la dottrina giuridica con cui Teheran giustifica il controllo dello Stretto di Hormuz. Non si tratta di retorica: è un atto di posizionamento giuridico internazionale che, se consolidato in un eventuale cessate il fuoco, ridisegnerebbe l’architettura del commercio energetico globale. Il documento parte da una premessa: l’aggressione del 28 febbraio 2026 da parte degli Stati Uniti e di Israele è qualificata come “illegale, in contrasto con i principi fondamentali del diritto internazionale.” Di conseguenza, le misure iraniane sullo Stretto sono inquadrate come esercizio del “diritto intrinseco all’autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.”
Il cuore giuridico della posizione iraniana è questo: la guerra di aggressione ha reso insicuro il passaggio attraverso il mare territoriale iraniano nel Golfo Persico, creando una “situazione eccezionale di emergenza.” In tali condizioni, argomenta Teheran, il regime del passaggio inoffensivo (innocent passage) previsto dal diritto del mare è di fatto sospeso. Il documento cita esplicitamente l’articolo 14, paragrafo 4, della Convenzione del 1958 e gli articoli 19 e 39 della Convenzione del 1982 (UNCLOS), sostenendo che sono gli stessi aggressori ad aver violato il diritto del mare con l’uso della forza contro lo Stato costiero.
Da questa premessa discendono le regole operative che l’Iran sta applicando a Hormuz: il transito di tutte le imbarcazioni appartenenti o collegate alle “parti aggressori” e ai loro sostenitori è impedito. Il passaggio di Stati terzi è consentito solo a condizione che non pregiudichi la sicurezza nazionale iraniana né la pace nella regione del Golfo Persico. Il governo iraniano si riserva il diritto di impedire il transito di qualsiasi nave qualora sussistano “motivi ragionevoli” per considerarla una minaccia.
Tradotto: l’Iran non ha chiuso Hormuz. Ha istituito un sistema di controllo sovrano del passaggio — un casello geopolitico — in cui Teheran decide chi passa e chi no, sulla base di criteri politici e di sicurezza. Le navi cinesi, russe, indiane, pakistane, irachene, malesi e thailandesi passano. Le navi occidentali e dei Paesi alleati degli aggressori no.
Il documento si chiude con un passaggio che merita attenzione: “Le misure legali e legittime adottate dalla Repubblica Islamica dell’Iran continueranno a essere applicate fino al pieno raggiungimento di tali obiettivi e all’eliminazione della fonte dell’aggressione.” Ovvero: finché la guerra non finisce alle condizioni iraniane il regime di transito controllato resta in vigore.
Questo documento va letto in parallelo con la legislazione che il Parlamento iraniano sta redigendo per formalizzare la sovranità sullo Stretto e istituzionalizzare il pedaggio. Se il cessate il fuoco cristallizza questa situazione, un Iran che controlla il passaggio, concede corridoi ai Paesi BRICS, esige pagamenti in yuan e impone condizioni politiche al transito, il petrodollaro non sarà morto per decreto, ma per geografia. E l’Europa, Italia in testa, si troverà a dipendere non più da un mercato libero dell’energia, ma dalla buona volontà di Teheran e dalla mediazione di Pechino.
A tutto ciò si aggiunge lo Stretto di Bab el-Mandeb: qui il rischio è prospettico ma imminente. Gli Houthi sono entrati in guerra il 28 marzo, lanciando i primi missili contro Israele. La chiusura di Bab el-Mandeb, lo stretto tra Yemen e Gibuti, largo 26 chilometri, che controlla l’accesso al Mar Rosso, è stata dichiarata “tra le opzioni”.
Perché conta: con Hormuz chiuso, l’Arabia Saudita ha deviato parte delle esportazioni di petrolio verso il Mar Rosso tramite l’oleodotto Est-Ovest, fino al porto di Yanbu. Se anche Bab el-Mandeb chiude, i Paesi del Golfo perdono completamente la capacità di esportare verso l’Asia. L’oleodotto può trasportare solo una frazione dei volumi che passavano da Hormuz, ma è l’unica alternativa rimasta. Chiuderla significa chiudere tutto.
Il punto decisivo è che Hormuz e Bab el-Mandeb non svolgono la stessa funzione ma, insieme, possono paralizzare l’intera catena logistica globale. Se il primo blocca petrolio e gas, il secondo allunga tempi, costi e assicurazioni per i flussi tra Asia ed Europa. Oltre la metà del petrolio che transita quotidianamente da Bab el-Mandeb è diretto all’Europa, il che significa che il Vecchio Continente è più esposto a una chiusura di questo Stretto che a quella di Hormuz.
E c’è un elemento ulteriore: la missione europea Aspides, a guida italiana, opera proprio nel Mar Rosso. Se gli Houthi riattivano gli attacchi al traffico navale, come già fatto tra il 2023 e il 2025, l’Unione Europea potrebbe essere costretta a intervenire direttamente. L’Italia passerebbe da fornitore logistico a belligerante.
Gli Houthi per ora si tengono questa carta come ultima risorsa. Ma il messaggio è chiaro: il blocco di Bab el-Mandeb è l’arma nucleare economica dell’asse della resistenza. Se attivata, saremmo di fronte al più grande shock energetico dalla crisi del 1973, con una differenza: nel 1973 esistevano riserve di capacità produttiva inutilizzate. Oggi non esistono più.
Nel frattempo, mentre l’Occidente si divide tra gesti simbolici e impotenza strategica, il blocco BRICS si muove, non compatto come vorrebbe la retorica, ma con una lucidità di interessi che l’Europa si sogna.
Mosca è il convitato di pietra che incassa, la grande vincitrice collaterale di questa guerra. Il blocco di Hormuz ha fatto schizzare i prezzi del petrolio, e la Russia, che produce fuori dal Golfo e non dipende dallo Stretto, ne beneficia direttamente. Le entrate petrolifere russe sono in forte crescita da un mese, proprio mentre l’India e la Cina aumentano gli acquisti di greggio russo come alternativa alle forniture del Golfo ormai bloccate.
Ma c’è di più. Trump, nel tentativo di calmierare i prezzi, ha sospeso fino all’11 aprile le sanzioni sul petrolio russo per 30 petroliere collegate alla Russia nell’area asiatica, sbloccando circa 19 milioni di barili. Il Washington Post è chiaro: Mosca “si crogiola” nella decisione di Trump, sperando che porti a ulteriori alleggerimenti delle penalità che avevano appena cominciato a mordere. Per Mosca è un paradosso straordinario: la guerra americana all’Iran le restituisce libertà di commercio che le sanzioni per l’Ucraina le avevano tolto. Non è un caso che una petroliera russa, la Anatoly Kolodkin, ha appena consegnato 100.000 tonnellate di greggio a Cuba, il primo grande carico sull’isola in condizioni di blocco.
Inoltre, la Russia converte i pagamenti ricevuti in yuan in oro fisico alla Borsa di Shanghai consolidando quel meccanismo di regolamento alternativo al dollaro che i BRICS costruiscono pezzo per pezzo.
Il gioco è chiaro: più la guerra dura, più la Russia incassa, in petrolio, in oro, in leva negoziale sull’Ucraina.
Pechino è invece il principale cliente petrolifero dell’Iran: acquista circa il 90% dell’export di greggio iraniano. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato fin dal 2 marzo che “gli attacchi USA-israeliani non hanno autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU e violano il diritto internazionale”, chiedendo “l’immediata cessazione delle operazioni militari.” In una conferenza stampa ufficiale pubblicata sul sito del dicastero, Mao Ning ha aggiunto che “la Cina è profondamente preoccupata per la continua escalation e le ricadute, che hanno inferto un colpo alla pace e alla stabilità regionale e internazionale.”
Ma al di là delle dichiarazioni, è la strategia operativa di Pechino a raccontare la vera partita. Lunedì le due portacontainer della COSCO, la CSCL Indian Ocean e la CSCL Arctic Ocean, hanno finalmente attraversato Hormuz, dopo un primo tentativo fallito venerdì quando erano state costrette a invertire la rotta dall’IRGC Navy vicino all’isola di Larak. Bloomberg racconta che le navi, segnalando la proprietà cinese, hanno preso una rotta approvata dall’Iran vicino alle isole di Larak e Qeshm. È un passaggio negoziato, non libero.
Il Christian Science Monitor ha documentato come un colonnello cinese in pensione abbia scritto su Guancha.cn, influente sito cinese di analisi e commento, che “decine di navi in transito nello Stretto hanno aggiornato i segnali di destinazione per indicare che sono registrate in Cina o hanno legami con la Cina. È una pubblicità involontaria per Pechino: la sicurezza è legata alla Cina, il caos è legato agli Stati Uniti.”
Questa frase condensa l’intera strategia cinese. Pechino si presenta come la potenza stabile, pacifica e responsabile, in contrasto con gli Stati Uniti. Il commercio petrolifero tra Cina e Iran avviene ormai in yuan e tramite intermediari, aggirando dollaro e sanzioni. L’Iran ha aumentato la produzione a circa 1,5 milioni di barili al giorno, venduti a 110 dollari, principalmente alla Cina, con uno sconto massimo di soli 4 dollari, contro i 18 di sconto pre-guerra. I pagamenti avvengono tutti attraverso meccanismi alternativi al sistema SWIFT.
Il partenariato strategico Russia-Cina sta consolidando un nuovo meccanismo di regolamento globale: i flussi di transazioni in petroyuan confluiscono nell’oro fisico. Secondo Deutsche Bank, la guerra in Iran “potrebbe essere il catalizzatore per l’erosione del dominio del petrodollaro e la nascita del petroyuan.”
Ma Pechino non nasconde nemmeno la sua delusione verso Teheran. Il CSMonitor nota che la risposta “volutamente neutrale” di Pechino rivela un certo disincanto con il partner mediorientale. La Cina è irritata dagli attacchi iraniani ai Paesi del Golfo con cui ha forti relazioni commerciali. L’obiettivo cinese è preservare i rapporti con Arabia Saudita, Emirati e Qatar, sfruttando al contempo la propria posizione di primo partner commerciale dell’Iran per garantirsi l’accesso al greggio. Un equilibrismo che, a differenza di quello europeo, poggia su leve concrete.
E c’è la partita militare silenziosa. La Cina ha dispiegato la nave da intelligence Liaowang-1 nel Golfo dell’Oman, una piattaforma di sorveglianza marittima posizionata in prossimità del teatro di conflitto. Consegne di missili antinave supersonici YJ-12 all’Iran sarebbero imminenti, armi in grado di colpire a volo radente, potenzialmente pericolose anche per le portaerei americane. Pechino non entra in guerra, ma arma la deterrenza iraniana e monitora ogni mossa americana.
Al tempo stesso, New Delhi è sotto pressione crescente. L’India è il presidente di turno dei BRICS e Bloomberg titola che la guerra “mostra i limiti del blocco.” Modi deve navigare tra la dipendenza energetica dal Golfo, l’India è il secondo maggiore importatore di greggio dall’area dopo la Cina, con circa il 14,7% delle importazioni dalla regione, e la relazione strategica con Washington.
Le navi indiane hanno ottenuto finestre diplomatiche per attraversare Hormuz: il 26 marzo il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha annunciato che le navi di cinque nazioni, Cina, Russia, India, Iraq e Pakistan, sarebbero state autorizzate al transito. Cinque navi indiane LPG sono state evacuate dallo Stretto tra il 14 e il 24 marzo sotto scorta della Marina indiana nell’ambito dell’Operazione Sankalp. Ma il processo è stato interrotto dopo i bombardamenti israeliani su South Pars, e l’agenzia Reuters riferisce che i trader iraniani hanno offerto ai raffinatori indiani pagamenti in dollari o in rupie, non necessariamente in yuan, a dimostrazione che la de-dollarizzazione non è un processo lineare né uniforme.
Ma l’India sta accelerando gli acquisti di sistemi di difesa aerea russi e ha aumentato le importazioni di petrolio russo, scelte che parlano più delle dichiarazioni diplomatiche. Nel frattempo, dal basso, le comunità sciite indiane organizzano raccolte fondi per la popolazione iraniana bombardata e bambini che rompono i salvadanai a Srinagar, nel Kashmir, per mandare aiuti a Teheran, sono immagini quotidianamente presenti negli schermi televisivi indiani. Il Sud Globale si mobilita, anche quando i governi temporizzano.
Ed ecco il paradosso: nel 1973, i consumi di petrolio mondiali erano concentrati in USA, Europa e Giappone (circa 35 milioni di barili al giorno), mentre Cina e India si limitavano a meno di 2 milioni. I dati del 2025 mostrano una situazione radicalmente diversa: consumi occidentali in leggera diminuzione e un balzo a 22 milioni di barili al giorno per Cina e India. L’interruzione di Hormuz oggi penalizza i Paesi asiatici almeno quanto quelli occidentali. Ma con una differenza cruciale: Cina e India hanno negoziato corridoi di transito con l’Iran. L’Europa no.
Il messaggio strutturale è inequivocabile. Il blocco BRICS vede nell’attacco all’Iran la prova definitiva che l’Occidente ha abbandonato ogni pretesa di legalità internazionale. La domanda che rimbalza da Nuova Delhi a Johannesburg, passando per Brasilia, che ha criticato le azioni militari e ribadito la necessità di soluzioni diplomatiche, è: se una superpotenza può attaccare senza mandato ONU e durante una trattativa, chi sarà il prossimo?
E c’è un dato che dovrebbe far riflettere l’Europa e l’Italia: l’Iran, sotto le bombe, sta negoziando da una posizione di forza che nessuno a Washington aveva previsto. La Nota Informativa del 30 marzo dimostra che Teheran non sta improvvisando: sta costruendo una dottrina giuridica strutturata per trasformare il controllo di Hormuz da misura emergenziale in regime permanente. Il Parlamento iraniano sta redigendo una legislazione per formalizzare la sovranità sullo Stretto e istituzionalizzare un sistema di pedaggio. Se una qualsiasi versione di questo accordo sopravvive al cessate il fuoco, l’Iran controllerà un casello sul 20% dell’offerta petrolifera mondiale, una fonte di reddito che surclassa le sue attuali esportazioni sanzionate. Russia-Iran-Cina, è il triangolo che fa da ponte di comando grazie a energia e oro.”
L’effetto strategico è l’esatto opposto di quello voluto da Washington: accelerazione della de-dollarizzazione, creazione di circuiti finanziari chiusi e indipendenti, consolidamento dell’asse energetico Russia-Iran-Cina con regolamenti in yuan garantiti dall’oro.
Per l’Italia, che è fuori da tutto questo, la lezione è amara. Il mondo multipolare non è più una proiezione: è la realtà quotidiana dello Stretto di Hormuz, dove passano le navi cinesi e indiane e non passano quelle europee. E noi, con il 45% del gas dal Qatar, l’oro all’estero, oltre 120 basi americane sul territorio, siamo dalla parte sbagliata del casello.
Russia, Cina e India costruiscono circuiti energetici e finanziari alternativi, regolano il petrolio in yuan, convertono i pagamenti in oro e attraversano Hormuz con le loro navi, l’Europa e l’Italia restano a guardare dalla parte sbagliata del casello, a pagare il prezzo di una guerra che non hanno scelto, per un ordine mondiale che non le protegge più.
La domanda non è se Crosetto ha fatto bene a fermare due aerei. La domanda è: quando l’Italia deciderà di essere un Paese, e non una piattaforma?

lunedì 30 marzo 2026

Famiglia del bosco. Catherine scrive un libro e racconta le assurdità di ció che sta vivendo insieme alla sua famiglia

 

La piaga dei pregiudizi é una cancrena sociale stupida e pericolosa.
Questo per chi sosteneva che fossero dei scappati di casa senza arte e senza cultura.

Ma che dico, é lo stesso , questi mica capiscono che tipo di persone sono queste: lui imprenditore, ha gestito personale al suo servizio, Ha girato e conosce il mondo, i popoli la gente. Lei insegnante, esperta di botanica, di erbe officinali, e di natura... é consapevole di come funziona la società civile, anch'essa ha girato il mondo, e conosce la gente, la storia e tante culture.
Una volta forse gli avrebbero definiti al massimo degli hippy "controcorrente indignati di un mondo che imboccava un cammino buio"
Sicuramente non gli avrebbero sequestrato i figli.
Pur essendo oggi quel cammino chiaro, che da ragione alle contestazioni sessantottine dei figli dei fiori, la realtà ha superato tutte le previsioni, profetiche, e ogni immaginazione.
Si va bene, ma quella é stata la migliore era che l'umanità abbia vissuto: era un mondo per sognatori, per poeti, per artisti, era il mondo degli artigiani, era il mondo della speranza, era il tempo delle ambizioni costruttive, era tempo di vivere e di gustare tutto con gioia.
Ecco oggi é il tempo che si sognava allora, ma che il sogno non si é avverato.
Intanto si continua a dire che i bimbi subirono avvelenamento da funghi.
É falso,
fu una indigestione a causa di averne ingeriti tanti.
Non furono funghi velenosi, quindi tossici, né avevano semplicemente mangiati troppo nel giro due o tre giorni.
Il padre e la madre conoscono i funghi, e ne avevano colto tante altre volte.
Basta chiedere informazioni nei posti giusti per appurare che dietro c'é una costruzione pianificata su questo fatto.
Insomma una balla come quello della casa cadente, dei bambini che puzzano, della corrente mancante, dell'acqua mancante: (c'é un pozzo con acqua di fonte sotterranea di ottima qualità),
dalla mancanza totale di istruzione, dell'assenza di alfabetizzazione: i bimbi parlano inglese perfettamente, (é cosí importante parlare l'italiano per forza a sei anni?), e tanto altro comprese le infamità e le denigrazioni degli assistenti sociale condite con bugie e falsità.
Per chi non lo sa, l'avvelenamento da funghi non si cura con una lavanda gastrica e poi vengono dimessi, come é successo ai bimbi del bosco.
Un avvelenamento da funghi, in primis puó essere fatale; puó essere necessario un trapianto immediato di fegato, o nella migliore delle ipotesi, la salute sarà compromessa a lungo, o per sempre con la necessità di cure a vita.
E non pare che la famiglia del bosco abbia conseguenze fisiche da avvelenamento da funghi.




di
Barolus Viginti

giovedì 12 marzo 2026

Il caso dalla famiglia Travallion e Birmingham, marca tristemente una nutrita serie di Incongruenze, prevaricazioni, abuso di potere, scarsa professionalità e zero riferimenti alla giurisprudenza e alla costituzione

 Io ho capito una cosa molto importante sull'approccio degli assistenti sociali con la famiglia del bosco.

Partiamo dai principi cui si evince benissimo di come il tribunale dei minori e gli assistenti sociali, abbiano evaso abbondantemente i principi della giurisprudenza.
L'avevo capito subito dopo che i bambini furono strappati dalle braccia dei legittimi genitori.
Sappiamo tutti che la giurisprudenza si basa su principi legati alla natura, quindi, alle condizioni ambientali, e alla natura umana, perciò al carattere, alla mentalità, alle scelte individuali, questo determina il livello di crescita e di scelta.
Scegliere di vivere come uno crede é un diritto, ed é diritto e dovere fare vivere i propri figli come meglio credono senza trasgredire al codice civile e penale.
Si chiama diritto naturale e lega con il principio di uguaglianza, negare questo diritto vuol dire perdere di vista la costituzione che bene regola il diritto naturale di libertà, di scelta; anche nella manifestazione degli affetti familiari manifesti per naturale istinto.
Il diritto di natura e la libertà di scelta naturale sono concetti fondamentali che riflettono l'idea di libertà individuale e autodeterminazione.
Questi diritti sono legati alla capacità di agire liberamente per la propria conservazione e il proprio benessere. La libertà di scelta naturale implica che ogni individuo possa decidere liberamente ciò che considera necessario per la propria vita, senza limitazioni esterne. Questo diritto è essenziale per garantire la libertà e la dignità umana, e deve essere rispettato e promosso in tutte le forme di vita e relazioni umane.
É questa la ragione che dovrebbe attivare una commissione di inchiesta per fare chiarezza e giustizia.
Questi principi credo siano capiti perlomeno da chi legge e si informa.
La famiglia del bosco non ha commesso reati, non ha maltrattato i figli. D'accordo?
Hanno solo manifestato istinto naturale, istinto materno puro da parte della madre. Chiaro?
Ecco: se la tutrice della casa prigione arriva a dire che Cathrine sia stata: "scontrosa e squalificante" vuol dire ignora totalmente l'istinto materno della donna, vuol dire che ignora totalmente la giurisprudenza, vuol dire che ha imbracciato un atteggiamento personalizzato indipendentemente, dove esalta il pregiudizio con regole proprie prevaricando il codice civile e penale, e naturalmente i diritti di chi sceglie altre alternative, altri modelli di stili di vita.
Ma la cosa più grave e che ancora nessun organo superiore pare essersi accorto di queste gravi discrepanze che tingono questa storia di vergogna e di orrore.

Di
Barolus Viginti

venerdì 6 marzo 2026

totalitarismo giudiziario: sono allibito di fronte a tanta persecuzione a danno della "famiglia del bosco"

Non sia poi un segnale chiaro, o se si vuole un monito chiaro, in vista del Referendum del 22-23 - Marzo, cui la politica vuole mettere mani sull'articolo 110 della costituzione, e del ruolo dei magistrati tra poteri propri e poteri dei politici?

Questo spiega anche il silenzio dei politici, cui scaltri come sono, sperano che gli elettori votino per il SI. Naturalmente anche una bella parte della magistratura spera per il SI.

Solo la gente di buon senso sceglierà di votare NO.

Io chiaramente non voto perché tanto per i cittadini comuni non cambia nulla. In ogni caso se uno finisce nelle maglie affilate della giustizia non né uscirà comunque bene.

Detto questo la situazione per la famiglia del bosco é sempre piú inquietante e drammatica:

Prima l'accusa sull'inagibilitá della casa nel bosco,

poi la balla della scuola, e delle condizioni igieniche,
poi hanno dichiarato il falso asserendo che i bimbi non socializzavano con altri bambini.
Tutto falso, di tutto e di piú contro questa copia che ha scelto di vivere escludendo dalla loro vita il superfluo.
hanno tirato fuori anche che Cathrine fosse una pseudo guaritrice, una ciarlatana, un'imbrogliona insomma. Tutto minuziosamente studiato per screditare e denigrare la donna.
Ma in proposito di vero c'é che Cathrine é una vera esperta di piante e di erbe officinali, ed é capace di usarle per beneficiarne in salute.
Ecco, se dare consiglio agli altri su come usare queste meraviglie che la natura ci ha messo disposizione, vuol dire essere una stregona, vuol dire che nella mente di questi spietati inquisitori, qualche cosa hanno perso del loro patrimonio culturale che proviene dai nostri avi, quindi dalla medicina naturale per altro riconosciuta dalla scienza.
Di Nathan hanno detto di tutto: incapace, oggetto, cialtrone, e tanto altro. Invece si da il caso che Nathan sia stato un buon imprenditore conoscitori dell'animo umano, intelligente, discreto, educato, placcato, dotato di straordinario equilibrio (lo ha dimostrato in questi mesi difficili); é oltretutto ha mostrato di essere ragionevole e collaborativo, come lo é stato la stessa Cathrine, che ha capito bene l'intento psico-manipolatorio che hanno praticato, e praticano gli assistenti sociali e i tutori sui suoi bambini.
E ancora si sono inventati l'incapacitá genitoriale, sulla base di rapporto artefatti e ingannevoli giocando con le tecniche manipolatorie, cucendogli addosso delle personalità psico attitudinali diverse dalla reale personalità della donna e dell'uomo, genitori e veri tutori di tre minori meravigliosi.
Tutto questo per ingannare persino il gruppo di giudici chiamati allo studio di questo caso assurdo.
il quadro é chiaro mentre si avvia verso un finale inquietante, la cornice é ancora piú spetrale se pensiamo alla condotta di quanti hanno influenzato e manipolato la storia di questa famiglia esemplare.
Io sono impietrito davanti a tanta persecuzione.
Se qualcuno avesse dubbi sulla potenza del crimine organizzato e in qualche modo legalizzato, guardando e osservando questa assurda storia non dovrebbe avere più dubbi.
Siamo tutti in pericolo!
La separazione della madre dai bambini fa presagire che non li vedrà più, e tutto andrà verso i piani stabiliti, che poi porterà i bambini verso l'adozione coatta, in parole povere avverrà ciò che già si annunciava già dal momento che questi tre bimbi furono rapiti e strappati dalle braccia della madre e del padre.
Ma siamo sicuri di vivere in un paese civile?
É normale vivere nella giungla metropolitana allineati e schiavi di un sistema malato opprimente, incancrenito, e dagli aspetti squallidi e spaventosi?
O é normale vivere in una condizione sana, naturale, in contatto con la natura e vivere da essa senza accessori opzionali inquinanti e incompatibili con la salute?
Sono forse veramente malati questi genitori che si trovano stritolati da un potere ambiguo, falso e manipolatori, o sono innaturali queste persone che si sono appropriati delle vite altrui per farne quel che vogliono e modellarli secondo il volere dei potenti per farne oggetto di uso e consumo come fossero parte della mercificazione umana controllata, da costringere a vivere nel recinto che hanno creato.
Non sia poi un segnale chiaro, o se si vuole un monito chiaro, in vista del Referendum del 22-23 - Marzo, cui la politica vuole mettere mani sull'articolo 110 della costituzione, e del ruolo dei magistrati tra poteri propri e poteri dei politici?
Oggi la famiglia del bosco domani tocca alla vostra famiglia oltre le periferie dove ancora vi nutrite con prodotti naturali, dove sentite i profumi stagionali della terra e delle piante, dove ancora la mattina sentite cantare il gallo, i cani che abbaiano, la melodia degli uccelli in primavera, gli asini che ragliano, i cavalli nitrire, le albe e i tramonti sempre diversi di colori fantastici.
Non dubitate, vi toglieranno tutto questo se continuato a essere ignavi di fronte a queste ingiustizie...

Di Barolus Viginti

mercoledì 4 marzo 2026

L'invasione silenziosa di cui presto ci pentiremo per averla permessa

 Ebbene, ascoltate poi guardate con chi inciuciano i senatori a vita, i politici italiani, i grandi sostenitori della dittatura europea.

Si sta facendo dell'Europa un calderone esplosivo di immane potenza distruttiva che stá minando la cultura e le antiche tradizioni del vecchio continente...
Questo é tanto che vive nel nostro paese, ha capito tutto e si dissocia esplicitamente dalla sua religione, e ormai di parte e ripudia i mussulmani, avendo motivo e ragione per ripudiarli.
É inutile e contro la verità pensare che esistano mussulmani moderati che possano instaurare una collaborazione conviviale con le altre religioni. Avessero la forza per farlo, eliminerebbero tutti, lo dicono apertamente da sempre.
La fatwa piú pericolosa, sentita e ambita, é che il profeta stesso disse che l'islam dominerà il mondo. É quello l'obietivo e il desiderio che persegue ogni mussulmano: ce lo dicono in faccia a ogni occasione, ce lo dicono con una naturalezza e convinzione disarmante.
I piú pericolosi sono i mussulmani Sciiti, che per per altro sono in perenne conflitto con i Sunniti rivendicando la discendenza diretta con il profeta.
Non é neanche vero che queste due fazioni siano diretti discendenti del Profeta, lo sono si, ma entrambi per acquisizione ramificata multilaterali. Unico popolo realmente discendente dal Profeta sono i mussulmani ismaeliti, anzi: era lui stesso, Maometto, discendente di Ismail, il figlio di Abramo.
Questi discendenti sono conosciuti come Sayyids o Sayyed.
La discendenza di Hassan, il fratello di Husayn, che discende dalla stessa linea, ma è considerata meno importante.
La discendenza di Abdul Muttalib, il nonno di Maometto. Questi discendenti sono conosciuti come Sharifs.
La discendenza di Abdul Rahman, il padre di Maometto. Questi discendenti sono conosciuti come Sayyids.
La discendenza di Hashim, il bisnonno di Maometto. Questi discendenti sono conosciuti come Sharifs.
Altri figli di Maometto includono Al-Qasim, che è il figlio più anziano; Abdullah, il figlio medio; e Ibrahim, il figlio più giovane. Tutti e quattro i figli di Maometto sono importanti figure della storia dell'Islam. La loro eredità è ancora viva nella cultura e nella spiritualità musulmane. Sono considerati i discendenti diretti del Profeta e sono rispettati come leader morali.
L'albero genealogico di Maometto è un importante documento che dimostra come la sua famiglia sia diventata una parte significativa della storia e della cultura islamica.
Quindi il tempo e gli interessi tribali tengono acceso un sottobosco di rivendicazioni e di odio reciproco; infatti, come si può evincere il mondo arabo mussulmano é piuttosto sgretolato e inclini a fare i propri interessi, e per lo piú occidentalizzati da rapporti forti. e questo spiega la reazione degli Ayatollah contro alcuni paesi del golfo, dove esistono avamposti dell'America. per loro quei missili contro il Kuwait, contro gli emirati arabi, L'Arabia saudita, contro la Turchia; é palese, l'Iran sciita é come se colpisse l'America, e non i loro stessi fratelli.
Sunniti e sciiti, dunque, vengono molto dopo.
Mentre gli ismaeliti (vero ceppo genealogico del Profeta) sono il popolo piú pacifico, rispettoso, e rispettabile del mondo, quegli che vengono dopo invece non perdono occasione per incendiare il mondo, e gli attacchi attuali dell'occidente contro L'IRAN sono il netto delle conseguenti comportamenti di certo mondo arabo mussulmano trascinati dagli Ayatollah Iraniani.
Tutto il resto che raccontano i media sono spesso inesattezze, supposizioni, e convenienza costruite a sfavore della verità.
TikTok · Sebastian Contrario
Di barolus Viginti

sabato 24 gennaio 2026

Quando il male viene dal mare generando tempeste e distruzione, non tutto sembra o puó essere normale.


 Quando la tempesta é perfetta non solo distrugge le infrastrutture ricettive, ma sposta anche il turismo da altre parti, ad esempio in Turchia, dove Erdogan ha speso e spende miliardi di dollari per fare crescere il turismo in Turchia, Il Bosforo é una località paradisiaca sia a livello storico culturale che panoramico, ed é giá luogo ambito per molti paesi europei. Ma se mettiamo la Turchia a paragone con l'Italia come potenziale ricettivo turistico non c'é storia. É chiaro che per l'Italia il turismo é una risorsa significativa da sempre, si direbbe, e questo potrebbe fare storcere il naso a molti. Dal che non difficile approssimare certe intuizioni: 2+2= Quattro quando intercetti una strana nave, turca, a zonzo nel mediterraneo centrale in prossimità delle coste italiane, con bordo delle apparecchiature che riportano la mente immediatamente alla tecnologia HAARP, guarda caso, capaci di manipolare il clima, quindi causare terremoti, maremoti e perturbazioni atmosferiche capaci di innescare uragani e tempeste che cambiano inesorabilmente le mappe geopolitiche di vaste zone prescelte intelligentemente.

L'ambizione sfrenata della Turchia li porta anche a cercare di ostacolare la concorrenza, ovvero chi fino a oggi domina a livello turistico, cioé di frequentazioni vacanziere; dal che non é difficile intuire che possano pensare di usare certe tecnologie per provocare tempeste e uragani per colpire luoghi ad alta densità turistica, e ridurne le capacità deviando a loro volta le masse turistiche verso altre mete con esche promozionali anche a basso prezzo per essere piú appetibili.

Non difficile orientare l'attenzione verso queste ipotesi, se poi qualcuno segue la televisione turca, il web, e quanti poi alludono con certo vanto, senza neppure nascondere certe diaboliche ambizioni per fare crescere economicamente dei territori altrimenti desertici sia di vegetazione che di anime...
Certo bisogna allenare la mente all'intuizioni senza rigide regole che possano bloccare la mente con la conferma scientifica, se vogliamo. Un fatto prima bisogna intuirlo, poi ci si ferma a studiarlo, ma se lasciamo che questo passi e si nasconda, mai si saprà la verità. Bisogna partire, secondo me, che una buona intuizione é giá una mezza verità.
Su questi eventi bisogna pensarci attentamente e studiarli senza trascendere e restare con domande senza risposte con l'amaro in bocca, con un disastro, anomalo, che consuma energie fisiche ed economiche.
Da tempo si parla di guerre climatiche interagendo proprio sul clima per alterarlo, é una sorta di conflitto camuffato che cambia le mappe geopolitiche, la volontà delle masse cambiandone anche i flussi, i movimenti, le scelte. Questo vuol dire cambiare anche il movimento delle ricchezze individuali, cambiare anche il flusso del denaro, e di conseguenza alzare o abbassare l'asticella delle economie Nazionali.
Penso a tutti quegli che usano ignari i monopattini elettrici, non sapendo che stanno regalando i loro soldi a un gruppo di venti persone di americani che li gestiscono, e mai piú li vedranno di ritorno. Qualche decina miliardi di Euro all'anno che vola via dall'Europa verso l'america.Tutto denaro che viene a mancare nella nostra economia locale, e nazionale, ma loro contenti per essersi spostati velocemente da un luogo all'altro. Quanto puó durare un sistema dove da un sistema economico levi e non aggiungi nulla?
Pensateci ben bene!!

Il turismo é una grande risorsa che non tutti hanno o per lo meno non tutti sanno sfruttare.
La Turchia non ha tradizioni antiche come le ha l'Italia in fatto di turismo, infrastrutture ricettive antiche e moderne. La Turchia invece é solo all'inizio, possiamo dire.
Quindi fallito il tentativo di strappare isole e territori a mare della Grecia, la Turchia non desiste, e allora che fá? Punta l'Italia naturalmente, quale migliore torta su cui tufarsi s enza tanti scrupoli.
La nave Turca che produce energia elettrica nel mediterraneo cosa ci fa, a chi forniscono l'energia; non certo all'Italia che né ha da vendere, e neppure alle navi in transito considerato e appurato che le navi l'energia se la producono autonomamente, allora a che serve quella strana spettrale imbarcazione piena di piloni che assomigliano ai ripetitori 5G.
Qualcosa non quadra é evidente, lo comprendono tutti che quella strana nave non ha l'aspetto di essere un grande generatore di corrente e basta. Ma li avete mai visti i generatori di energia elettrica?
Dove sono le turbine? Sottocoperta? Nella stiva dove non ci sarebbe abbastanza l'aria utile per il raffreddamento?
Ma quei "ripetitori" allora a cosa servono?
La domanda senza dubbio si presta a intuizioni inquietanti, e ció non transige di esserlo realmente, considerando che piú che centrale elettrica, la nave Turca avvistata nel mediterraneo vicino alle coste sarde e siciliane, pare contenga un sistema per sviluppare altre forme di energie, nella fattispecie, potrebbe trattarsi di tecnologia HAARP capaci proprio di generare radiazioni, e alterare il clima, e generare uragani distruttivi, terremoti, maremoti e tempeste.
É un dilemma che andrebbe imbracciato e risolto subito, se non meno andrebbe analizzata l'aria nelle zone dove la tempesta ha avuto di piú potenza distruttiva, dal che se i valori atmosferici sono alterati, ovvero contengo dei gas strani che non dovrebbero esserci, si fa presto a scoprire che il clima di quella zona é stato alterato, manipolato, modificato in modo che possa creare gli effetti desiderati, che poi hanno spazzato via le coste delle nostre isole maggiori.
- perseverare é diabolico ma quasi sempre ci zi azzecca, diceva il gobbo di Nôtre-Dame, -ah non l'ha detto lui- - un romano? -: va bene lo stesso, via andiamo a guardare il cappello adesso!

Di Barolus Viginti

sabato 10 gennaio 2026

Liberare la Sardegna dalla colonizzazione forzata degli stranieri e di Roma

dermatite bovina sconfitta?

Hanno solo smesso di seminarla quá e lá (come per altro sta' succedendo per le altre situazioni pandemiche che colpiscono la zootecnica sarda), dal che questi fatti cominciavano a destare dei sospetti, e i sospetti in genere portano anche delle prove.
Queste epidemie a macchia di leopardo sono la prova che tutto non avviene per caso o per opera dello spirito santo. Chiaro?
Esiste di fatto un attacco diretto che si estende nell'arco temporale da decenni contro i sardi e l'isola.
In Sardegna non ci sono scimmie (le avrebbero chiamate in causa) non ci sono fonti naturali per lo sviluppo delle malattie degli animali (chissà poi perché non per l'uomo); non ci sono migranti con le ali che le trasportano. Morirebbero anche loro e né avremo trovato le carcasse, quindi é chiaro che bisogna smetterla di credere alle favole di bianca neve cappuccetto rosso e l'orco cattivo. L'orco c'é ma indossa giacca e cravatta, sorvola il territorio, lo mappa poi decide: quí eliminiamo quella mandria e quelle greggi e ci facciamo un'imenso parco voltaico
É inutile fare finta che non é cosí: quando certi fenomeni obbrobrio sussistono di mezzo c'é sempre la volontà di alcuni di distruggere le risorse isolane per poi imporre i loro prodotti di bassa qualità, e dove di utile alla Regione sarda, ai cittadini, non resta nulla.
Oppure: -guarda che belle colline, quelle alture e quegli altopiani; sai quí tira sempre il vento, due o trecento impianti eolici starebbero bene affiancati a quei nuraghi. Antico e moderno: quale migliore connubio (eh si, voi non lo sapete ma i tiranni così ragionano, se né fottono beatamente del rispetto per questa antica terra, e per i suoi beni culturali paesaggistici. Li conosco bene io).
Alcuni possono pensare che di fatto certi eventi avvengono per scelta, ma in sostanza sono dettati dalla costrizione, e dalla condizione che altri hanno indotto.
La costrizione gente, ogni invasione ha condizionato i sardi, le invasioni, antiche e moderne hanno costretto i sardi a cambiare abitudini, a cambiare lavoro, a cambiare residenza, a prendere la nave, l'aereo e partire per altri luoghi sconosciuti.
Andare via per lavoro le prime volte non é come andare in vacanza, si provano sensazioni spesso indescrivibili che restano dentro come i chili di troppo.
Emigrare, andare via, abbandonare la Sardegna non é mai una scelta o voglia di fare nuove esperienze; nessuno lascia l'Isola con il principio di fondo di fare esperienza. Si va via perché ai cittadini levano tutto, nessun programma di crescita e di sviluppo, nessun progetto utile per creare condizioni di vita ottimali.
Dalla Sardegna si va per cercare una condizione di vita migliore, quindi di lavoro, di casa, di salario sicuro e giusto, si va via per sicurezza, per tutela della propria esistenza.
Molti pensano che senza Roma la Sardegna é fuori dal mondo. Nulla di piú bieco, di piú sbagliato.

Chiaramente chi ve lo fa credere sono i politici extra isolani in primis, poi il resto ce lo mettono i sardi asserviti al sistema, quegli dello stipendio fisso, quegli di destra per tradizione successionistica senza tenere conto della storia e del tempo che é passato.
-senza lo Stato la Sardegna non ce la puó fare? - cade a pennello.
E se lo Stato lo facciamo noi?
Non esiste inganno peggiore che credere che la Sardegna senza quei parassiti romani non si sappia autogovernare.
per fare un esempio: la corrente elettrica che si produce per il continente viene qualche cent in cassa?
La risposta é no.
Vogliamo fare i conti di quanto Roma ci estorce senza nulla rendere?
Anche sulla vertenza entrate, ancora la Sardegna con Roma ha un contenzioso aperto sul ritorno delle imposte fiscali che dovrebbe restare in Sardegna.
Ma sapete quanti contenziosi del genere mai onorati da Roma in passato? Molti! solo nell'era Cappellacci si toccavano cifre oltre i dieci miliardi.
Ebbene, sono evaporati e nessuno più né parla.
Mentre l'isola continua a spopolarsi a ritmi di centinaia di miglia anime ogni anno.
COMINCIAMO CON L'ORO DEI GIUDICATI SARDI E DELLA CORONA DI SARDEGNA, finiti nelle casse degli aragonesi, dei catalani, e dei Sabaudi che sognarono un regno che lo ebbero in regalo.
E POI; VOGLIAMO PARLARE DELLA MINIERA D'ORO DI FURTEI CHIUSA NEL 2009.
5 tonnellate di oro, insieme a 6.000 tonnellate di argento e quasi 20.000 tonnellate di rame. AVETE PER CASO AVUTO NOTIZIA CHE QUALCHE ONCIA D'ORO SIA RIMASTA AI Sardi?
Che voi sappiate: alla Sardegna sono rimasti 2 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, tra cui il cianuro utilizzato per la separazione dell’oro, abbandonati senza alcun trattamento.
I lavori di bonifica sono stati avviati soltanto nel 2017 e risultano tuttora in corso, interessando un’area di circa 530 ettari.
Vogliamo parlare delle ricchezze minerarie della Sardegna, dei Guadagni utili effettivi rimasti alla Sardegna?
Zero, alla Regione rimase zero!
Silicosi invece tanta, ricchezze nisba, sviluppo idem!
Oppure di import-export dei prodotti agro pastorali?
A me risulta ancora oggi che ci boicottano in ogni maniera:
lingua Blu, peste suina, Brucellosi, parassiti e batteri, febbre catarrale, Rinotracheite bovina, Dermatite nodulare. Tutto casuale? Io credo che qualche cosa non quadri, e penso alla "MANO LONGA" delle multinazionali che manipolano il mercato globalizzato.
Lo penso anche perché gli ortaggi dell'orto di "Eleonora" non vanno oltre la Sardegna.
Vedere dei carciofi sardi nei mercati europei é un'impresa impossibile, il pecorino idem, e quando lo trovi costa 60€ al chilo, mentre chi lo produce credo guadagni 12€ al chilo.
Non parliamo dei vini pregiati; in Germania ad esempio capita ogni morto di Papa che arriva una camionata di vermentino o di vernaccia, per il resto nulla di nulla.
Forse non sono bravi i sardi a vendere o ci tarpano le ali?
CREDO PROPRIO CHE LA SECONDA IPOTESI SIA PIÚ ACREDITATA.
E il turismo, a chi lo lasciamo il turismo a parte i regnanti del Qatar; e la Milano da bere?
Vogliamo parlare della continuità territoriale?
Meglio di no altrimenti resta solo da maledire quanti seguitano a farsi abbindolare da politiche disastrose, quando non totalitarie e restrittive.
Non é che non ce la possiamo fare da soli, ma provate ad alzare un po di piú la testa, e allungate lo sguardo oltre il naso, vedrete come l'orizzonte si allarga. Chiaramente bisogna abbandonare l'ignavia cronica che rende miopi, e quando c'é da dire no e ostacolare le politiche che penalizzano, bisogna essere uniti e sempre pronti. Diversamente Roma tiene banco ancora a lungo...
bisogna prendere atto che bisogna smettere urgentemente di fare sempre la fine del tonno...

Di
Barolus Viginti