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giovedì 21 aprile 2016

Francia Sesta giornata di mobilitazione contro la riforma del codice del lavoro

i Gabriel Huland*
Più di 1 milione di persone, secondo la Cgt francese, sono scese in piazza lo scorso sabato 9 aprile in più di 200 città francesi per protestare contro la riforma del codice del lavoro (legge El Khomri) promossa dal governo di François Hollande, del Partito socialista. La manifestazione, convocata da quattro centrali sindacali (Cgt, Fo, Solidaires, Fsu) e tre organizzazioni giovanili (Unef, Unl, Fidl), è stata la sesta giornata di lotta dopo la presentazione all'Assemblea nazionale del progetto di legge che significherà un enorme arretramento dei diritti del lavoro per la classe lavoratrice del Paese. È convocata una nuova manifestazione nazionale il 26 aprile. L'unità tra lavoratori e studenti ha un potenziale esplosivo, specialmente in Francia, teatro delle storiche manifestazioni del maggio 68.
La Francia è la quinta economia globale, rappresenta circa il 20% del PIL dell'Europa e ha una delle classi operaie più dinamiche e combattive del mondo. Il Paese vive tuttavia lo stato di eccezione decretato dal governo dopo gli attentati dello scorso 13 novembre. Più del 70% della popolazione è contraria alla riforma, secondo i sondaggi, il che spiega le mobilitazioni di massa di queste ultime settimane. Il 31 marzo c'è stata un'altra grande manifestazione alla quale hanno partecipato circa 1 milione di persone in più di 250 città. Dopo questa manifestazione si è formato il movimento Nuit Debout (Notte in piedi) che fa riferimento al 15M spagnolo e che da allora raccoglie migliaia di persone quotidianamente, ventiquattrore su ventiquattro, in Place de la Republique per discutere distinti temi politici e di interesse sociale come la riforma del lavoro, la questione dei rifugiati, l'Ue e la crisi economica globale.

L'ebollizione sociale nel Paese gallico può preannunciare una nuova ondata di lotte e conflittualità sociale nel vecchio continente, nel quadro di una stagnazione economica e di una serie di attacchi, applicati dai governi nazionali e imposti dalla Ue e dalla troika. La riforma del codice del lavoro francese, una vecchia pretesa dell'Ue, introduce significativi cambiamenti nella legislazione e si basa sulla riforma del lavoro approvata nello Stato spagnolo da Mariano Rajoy, del PP. Quando si tratta di attaccare i diritti e difendere gli interessi delle grandi imprese, le differenze tra i due blocchi di partiti politici europei (socialdemocratici e conservatori) è praticamente inesistente. Dopo le prime manifestazioni il governo è stato obbligato a ritirare alcuni punti del progetto, ma il movimento esige il ritiro dell'intero provvedimento.

La riforma proposta da Hollande prevede, tra gli altri cambiamenti, la facilitazione del licenziamento economico, la riduzione della remunerazione per le ore lavorative straordinarie, la supremazia degli accordi collettivi tra imprenditori e lavoratori in relazione alla legge e agli accordi settoriali, il frazionamento del tempo di riposo, la generalizzazione dei contratti temporanei, oltre a permettere il licenziamento nel caso gli imprenditori invochino una presunta “difficoltà economica” dell'impresa. Vale a dire, è una riforma su misura per ridurre il costo della manodopera per preservare i profitti padronali, la “competitività delle imprese” nel linguaggio tecnocratico del governo e dell'Ue.

La Francia vive una situazione economica complicata. Nel 2015 il deficit ha raggiunto il 3,9% del Pil (l'Ue esige che si riduca a meno del 3% entro il 2017), il debito pubblico è di circa il 95% del Pil (simile allo Stato spagnolo) e la crescita economica è stata praticamente nulla (1,1% nel 2015, 0,8% nel 2014, 0,2% nel 2013 e 0,0% nel 2012). Per il suo carattere imperialista, la Francia sopravvive fondamentalmente grazie alle esportazioni di prodotti ad alto valore aggiunto e le rimesse dei profitti delle sue imprese operanti all'estero, in particolare nelle sue ex-colonie, ma anche in altri Paesi semi-coloniali.

Il tasso di disoccupazione è cresciuto da quando Hollande si è insediato, essendo salito lo scorso anno ad oltre il 10% della popolazione economicamente attiva. La situazione è più drammatica tra i giovani, che soffrono livelli di disoccupazione superiori al 25%. Più del 30% dei giovani non hanno un posto fisso e la prospettiva di averlo si fa sempre più lontana, giacché il 90% dei contratti firmati attualmente sono precari.

Un altro dei gravi problemi vissuti dalle lavoratrici e dai lavoratori francesi e immigrati è la crescita dell'islamofobia e dell'estrema destra. Parti come il Fronte Nazionale crescono nelle intenzioni di voto e propagandano una retorica xenofobo e razzista. Secondo gli ultimi sondaggi presidenziali, se le elezioni si svolgessero oggi, Hollande non passerebbe al secondo turno e la disputa si darebbe tra Le Pen e l'ex presidente Nicolas Sarkozy.

La giornata del 9 aprile non ha avuto luogo unicamente in Francia, sono state organizzate manifestazioni in altre capitali europee come Madrid, dove un centinaio di attivisti si sono riuniti presso l'emblematica Puerta del Sol, in solidarietà con le manifestazioni nel Paese vicino sono stati organizzati. Una delle differenze importanti tra il 15M e le recenti manifestazioni in Francia è il protagonismo della classe lavoratrice e del movimento sindacale. Le manifestazioni in Francia vengono accompagnate da scioperi e picchetti, il che dà loro una forza superiore e una maggiore combattività. Il movimento Nuit Debout si è già esteso a più di 60 città francesi.

*da corrienteroja.net, sito della sezione dello Stato spagnolo della Lit-Quarta Internazionale


(traduzione dall'originale spagnolo di Giovanni “Ivan” Alberotanza)
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