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martedì 20 luglio 2010

Autonomia, federalismo, sovranità secondo Claudia Lombardo

Autonomia, federalismo, sovranità secondo Claudia Lombardo

Di questi tempi piace la moda delle riscritture. C'è chi si riscrive il corpo con i tatuaggi, chi si riscrive una vita nel modo virtuale, chi riscrive Bibbie e Vangeli e chi - patendo per non poter agire altrimenti - le spara grosse sulla necessità di riscrivere la Carta Costituzionale o lo Statuto regionale.
Leggo dalle agenzie dell'intervento della presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo ad Abbasanta al Convegno organizzato da Cgil, Cisl e Uil Federalismo, Autonomia, Sovranità: un nuovo Patto Costituzionale per la Sardegna.
"E' il momento di rivendicare, per la nostra isola, una accresciuta personalità giuridica, fondata sulla profonda consapevolezza che l'autonoma determinazione sia l'unico strumento che può creare, all'interno del nostro ordinamento statale, le migliori condizioni affinché una regione insulare possa recuperare i ritardi infrastrutturali derivanti dalla particolare condizione geografica. Dunque, e' urgente, riscrivere lo Statuto sardo". Dice la nostra Presidente.
Eureka! Esclamo come finalmente liberata dalle restrizioni dell'ortodossia che per decenni deve avermi accecata. E vengo colta da un'inattesa illuminazione. Ecco il problema vero della Sardegna: si tratta di riscrivere lo Statuto sardo, riscriverlo dall'inizio, sia chiaro, partendo dal foglio bianco.
Ed io che ero certa che l'autonomia dovesse essere esercitata più che nuovamente rivendicata e che il nuovo articolo 8 dello statuto regionale voluto dalla precedente legislatura di centrosinistra avrebbe obbligato il governo centrale, tenuto al rispetto delle norme e degli impegni, a trasferirci le risorse che ci spettano. Ma soprattutto non avrei mai dubitato che gli amministratori regionali, di qualsiasi parte politica, non si sarebbero battuti per assicurare le entrate che spettano di diritto alla Sardegna. Entrate che, a seconda di come si chiuderà la riforma federalista, potrebbero rappresentare la nostra ancora di salvataggio.
Evidentemente però ad alcuni sfugge che l'autoderminazione non si accontenta di una manciata di noccioline e che l'attuazione del federalismo richiede tutte - e forse ancor di più - quelle risorse che il governo di Roma sta decidendo di sottrarre alle regioni e alle amministrazioni locali.
Certo, non posso imputare ad altro che a un lapsus il silenzio assordante e complice dei presidenti Cappellacci e Lombardo di fronte al governo nazionale che tiene nell'incertezza il concreto trasferimento delle risorse della Sardegna. Ed è certo per una svista se in commissione bilancio, di cui sono vice-presidente, la maggioranza sta rilanciando il dibattito sulla necessità di norme di attuazione di cui non c'è alcun bisogno, dato che: "i tempi sono maturi - ha detto la presidente Lombardo ad Abbasanta - non possiamo dilungarci oltre, é già iniziato il conto alla rovescia".
Forse il countdown non era ancora iniziato quando i milioni dei fondi Fas destinati al recupero della Sardegna e a colmare i ritardi infrastrutturali sono stati regalati dal centrodestra regionale al governo nazionale.
Certo, che ci sia dell'originalità nel pensiero autonomista e federalista del centrodestra mi è parso lampante almeno da quando l'assessore Baire ha deciso di utilizzare fondi regionali destinati alla scuola per tappare i buchi delle sforbiciate della ministra Gelmini. Ma poi ho capito che questo modo di procedere non era isolato, ma una questione di metodo. Accipicchia, mi son detta, hanno trovato la norma di principio! E infatti lo stesso Presidente della Regione l'ha confermato: faccio quanto mi chiedono da Roma, ammette candido intorno alle tempeste che gli ronzano intorno.
Davvero i più vivi complimenti alla Presidente e al Presidente per aver saputo tracciare una tanto originale "via Sarda al federalismo" addirittura dotata di fermata intermedia. 
Nella fin troppo condivisa necessità di una riforma statutaria, finanche dopo l'appello di Abbasanta all'unità, non mi resta che sperare che Presidenti e maggioranza, da qui allo Statuto che verrà, si prodighino almeno perché l'esistente non continui ad essere così vergognosamente e malamente calpestato dal governo nazionale.
17 luglio 2010
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